Te ne sei andata così, quando tutti meno se l'aspettavano
Eppure per me era così palese
Che il tuo tempo fosse al limite massimo consentito
Te ne sei andata così, tra il sorgere del sole
E lo sbiadire della luna.
Alba e tramonto, in congiunzione
Come in ogni cosa.. Il cui inizio è in sé, in potenza, fine.
E t'hanno portato via
Prima che potessi rivederti.
Ma in fondo è stato meglio così,
In fondo non ne avrei cavato niente di buono
Perché in fondo le tue guance incipriate
E le labbra dipinte da un rossetto ipocrita
Mi avrebbero fatto solo rabbia.
Federica ha visto le tue mani gonfie
E ha urlato per l'impressione
"Perché non le avete truccate!"
E io lo trovo così stupido, e ingiusto, e così
Dannatamente privo di senso
Che uno non possa nemmeno nella morte
Essere in pace, lasciato libero
Incontaminato da tutto questo
Nostro marcire pullulante in ogni angolo della terra,
Che dalla terra ci divide
Fino alla fine e oltre.
E questo nostro esibire, questo vuoto dimostrare
Questi gesti convenzionali e queste
Parole vuote e obbligatorie
Una prassi atrofizzante.
Perché non un semplice silenzio?
Perché il bisogno di riempirci gli animi
Di un conforto insincero,
Di discorsi stereotipati, pieni di finto buonismo
Necessari e previsti,
Come uno scontrino battuto
Dalla cassiera di turno
Annoiata e distratta
Che mastica chewing-gum.
Perché queste raccomandazioni
E questi elogi alla memoria del caro
Non-più-qui-presente defunto
Il cui lume e insegnamenti
Terremo in noi sempre vivi e incisi ecc ecc..
Ché se fosse stato un maniaco, o un violento e ubriacone
Una persona spregevole, un egoista,
Un assassino, o semplicemente assente..
Non importa.
Ma quali luci e insegnamenti potremmo mai trarne?
E perché questa rintronante chiosa finale
Sull'amore, la pietà, la bontà di un dio invisibile
Che si ripete come il refrain
Di una canzonetta in un nastro incagliato.
Così sto alla tua sinistra un po' irritata
E destabilizzata, getto occhiate sulla bara
Addolcita da una coperta di fiori bugiarda.
Cerco di rievocare i ricordi che ho di te, mi sforzo
Ma mi accorgo che non ce ne sono poi
Di così incisivi, significativi
E penso a quello che mi raccontava mamma
Delle tue scenate deliranti,
A casa, in presenza di mia sorella e me piccole
E alle teorie di Freud sulle rimozioni
E le devianze dell'inconscio..
E penso che è tutto così confuso
E privo di senso
Come questo ridicolo rituale e questa bara da 2700 euro
In nome e nella grazia di quel buon Dio celeste.
E sento mio zio appena arrivato al cimitero che parla forte,
Col suo solito, irritante bisogno d'attenzione
E i risolini e le chiacchiere inutili
Di tutta questa gente sconosciuta
Dopo un "che la pace sia con voi" e un segno di croce
Col sangue che metabolizza il corpo di Cristo
Ingerito mezz'ora prima
E fisso il becchino sigillare il tuo corpo
Nella carcassa di marmo gelido
Per la quale ancora non riesco a non provare orrore
E nel frattempo resto muta,
Così come credo sia più giusto e rispettoso,
Cercando di stabilire un contatto
Con te solo
E sento una velata nostalgia
Ricoperta e sopraffatta dal rammarico
Per quella persona che ho solo così superficialmente conosciuto
E di questo mi dispiace.
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