lunedì 6 luglio 2015

Chiare, fresche e dolci un cazzo

Considera il mare
Limpido, una promessa estiva
La beatitudine incosciente 
Di fine giugno.
Il bagnasciuga in cui smarrirsi le membra 
Giovani, fresche
Nel tepore di un sole violento
Che calpesta la sabbia 
Fino a farla bruciare
Che sfianca e sfinisce le preoccupazioni
E l'andirivieni delle onde
Che trascina le turbolenze.
E corriamo verso il mare
Infinito, amichevole.
Verso sogni di felicità a poco prezzo.

Considera la civetta 
Che la sento infaticabile, tenace
Lanciare i suoi richiami alla compagna 
All'altro lato della casa
In un continuo gioco di rimandi, 
Di scambi di biglietti tra adolescenti infatuati
Dell'amore innocente fra i banchi di scuola
In trepidante attesa del trillo dell'ultima ora. 

Considera la voglia di ballare
Le scorpacciate di serate in piazza
Le minigonne, il mascara, 
La musica oltre la soglia normale di decibel
Che padroneggia i volteggi di chiome vaporose..
Le guance fresche, i colli profumati
La vodka col ghiaccio, le partite a biliardo
Gli incontri studiati di sguardi, 
I saluti, i sorrisi smaglianti.

Considera il mare
Intessuto delle urla anonime 
Di anime disperate che risucchia, 
Di esuli viventi che vendono l'anima
Allo scafista di turno 
Per una promessa di libertà mancata.

Considera la civetta
La sua ricerca estenuante 
Le grida dolenti che si perdono 
Agli angoli macabri delle strade 
Avvolte dal buio umido della notte senza termine
Nel brusio tenebroso di grovigli di rami fitti,
Dove l'altra é stretta e ansimante 
E sola e sperduta 
Tra stenti e disperazione 
Colle ultime riserve del suo lamento
Fa eco a quell'impotenza condivisa.

Considera la voglia di gridare
Contro quei ritornelli pop fasulli, 
Che ti sfondano i timpani e t'insultano i neuroni
E ti spacciano tutto questo come 
La droga più appetibile..
E considera la voglia di urlare
Più forte di quei rimbombi di mani in aria
Incitate dalla fluorescenza rintronante  
Di luci al led colorate e ipocrite 
Che mascherano il buio, ma non lo squarciano.
Quegli inni alla giovinezza idioti e ingannevoli 
Le labbra a culo di uccello rosse e scintillanti,
Per attirare a bella posta la prossima preda cretina
Le guance intrise di fondotinta e non di rabbia.

Considera che non ti conosco
E scrivo rivolta ad un ipotetico tu
Per ingannare la maledetta solitudine
E rimediare a questa ridicola incapacità a bastarmi,
Per ripartire le mie frustrazioni sceme 
Come coi titoli di Borsa
Come fosse possibile suddividere e alleggerire
La trama infinita di uno sconforto 
Senza cadere in paradossi insolubili
E vivere ancora nella speranza, 
Sempre frustrata e sempre rinnovata,
Che da qualche parte 
Quei "tu" esistano.