venerdì 31 ottobre 2014
La vita come il tè delle cinque
Mia madre chiacchiera con zia che è venuta a casa insieme a mia cugina. Sono tutte in cucina. Mio padre guarda la tv con mio fratello. Sento l'odore di tè coi biscotti che mamma sta preparando per tutti. Un ordinario vezzo, un ordinario pomeriggio di un'ordinaria domenica..un fine novembre ordinario. Fuori c'è un sole dolce e la tipica atmosfera placida e rigenerante di questi ultimi sprazzi di tepore preinvernale.
Avevo voglia di andare al parco.. calpestare le foglie secche, respirare la pace emanata dal vento che smuove le chiome degli alberi non ancora spogli e abbandonare corpo e mente ai loro suggestivi giochi di sfumature bronzee e rosate, che sembra rimandino i sensi ad uno stato di atavica, armoniosa, indicibile unità panica, accecare ogni angoscia, sublimarla al cospetto dello sfavillio invadente degli ultimi raggi di quest'autunno agli sgoccioli, che ostinato si abbatte con tutta la sua volontà di potenza sui contorni delle siepi e rimbalza sotto le palpebre; che, quasi come opponendosi al suo inevitabile destino, rifiuta di dissolversi al chiarore tetro dell'aurora invernale senza macchie né odori, spettro diafano che intirizzisce le gambe e i pensieri.
Ma sono ancora nella mia camera e non ho più voglia di uscire perché la mia -anch'essa ordinaria- desolazione domenicale ha preso il sopravvento, decido di restare qui, nascosta sotto le coperte nel silenzio oscuro della stanza, con la finestra chiusa, al riparo da questa ordinaria superficialità così pericolosa perché si arroga esclusivamente il diritto dovere di creare la vita e compiere il suo trascorrere ciclico, eternamente uguale a se stesso, lontana da questo fallace principio ordinatore che getta l'esistenza in quella semplicistica fossa comune del (non) vivere, alla mercé di un arido e stantio processo di meccanizzazione, da questa malattia sempre più degenerante e degenere - sennonché ormai totalmente degenerata, da questa metastasi della Vitalità più vera e pura, annebbiata da tutto ciò che in questo secolo orribile più che mai è bisogno di contingente, di altro, di distrazione e di non Verità, ovvero dalla "vita" stessa.
lunedì 6 ottobre 2014
Ecce Homo
Occhi trasognati,
sguardo iniziato ai dolci segreti di un mondo ancestrale
Anima tinta di rosso,
Vita che infiamma senza mai consumarsi
Cuore che vibra in sintonia coi volteggi eseguiti dal vento,
Col suo vigore pulsante compiace la mente elargendo smisurate certezze
Mistica concordanza tra cielo e terra.
Ecco l'uomo.. i suoi sogni d'intramontabile speranza.
Occhi inceneriti, sguardo disturbato dalla polvere del nulla
Anima inabissata nel putridume di un pantano inoppugnabile,
Vita nascosta sotto il mantello della disperazione, mutilata fugge se stessa
Cuore artificiale che sostiene l'impalcatura
Di questa immensa farsa in una tragedia mal riuscita.
Ecco l'uomo.. l'esegesi della sua insipida esistenza.
sguardo iniziato ai dolci segreti di un mondo ancestrale
Anima tinta di rosso,
Vita che infiamma senza mai consumarsi
Cuore che vibra in sintonia coi volteggi eseguiti dal vento,
Col suo vigore pulsante compiace la mente elargendo smisurate certezze
Mistica concordanza tra cielo e terra.
Ecco l'uomo.. i suoi sogni d'intramontabile speranza.
Occhi inceneriti, sguardo disturbato dalla polvere del nulla
Anima inabissata nel putridume di un pantano inoppugnabile,
Vita nascosta sotto il mantello della disperazione, mutilata fugge se stessa
Cuore artificiale che sostiene l'impalcatura
Di questa immensa farsa in una tragedia mal riuscita.
Ecco l'uomo.. l'esegesi della sua insipida esistenza.
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