Sentire gli occhi
Saturi di stanchezza
Vacillare sotto questa luce
Troppo forte da sostenere.
Non è la luce redentrice
Verso cui strisciano i sussulti di speranza
Diafani, e asfissiati
Dai nostri oceani d'insalubrità quotidiani.
È quella che percuote
Ti ricorda che sei lì
Frutto di quest'abiezione universale
E ad essa incatenato.
È quella che disillude, squarcia
I tuoi sogni d'abdicazione,
Vanagloria del risentimento
Che trascini in questo mondo
A causa di esso
E rivolto ad esso.
È quella che ti acceca d'evidenza:
Per quanto tu dichiari
Di aver licenziato ogni certezza obnubilante
Ogni sporco ideale, ogni umana depravazione,
Per quanto tu possa
Sinceramente sentire
Di aborrire un mondo, e lenire
Le frustrazioni nate
Da questa eletta presa di coscienza
-quale abile compiacimento-
Nel dirti pronto a distaccartene
Sarai sempre da esso
intimamente posseduto.
Ché dal momento in cui ti ha generato
Ha instillato in te la gemma inveterata
Della sua essenza mortifera
Stigmate dell'essere moderno e
Suscettibile di dissipazione
Solo tramite totale annientamento.
E aggrappato a sogni di rivoluzione
Edifichi e covi utopie
Ancor più abbacinanti e deleterie
Della vita contro cui le scagli,
Proprio perché ogni rivoluzione
È tale solo in potenza
Ed è nel momento dell'atto
Che essa diviene negazione di se stessa
Trasfigurata in aberrazione
Contaminata da impulsi insolubili
Inclini alla reiterazione
Essenza e condanna della condizione umana.
E sotto l'influsso di questa fulminea apostasia
Patrocini la tua insigne causa
Di disertore d'illusioni contemporanee
Appellandoti, in nome della Verità,
A chimere future.
E dalla tua finestra protesa sulla vita
In movimento lungo le strade della notte
Nella frenesia di un andirivieni
Cristallizzato, sedato
Dalle sue odissee quotidiane
Individuali e individualizzanti,
Ti diletti,
Dall'alto della tua fiera indignazione
Col tuo vizio di superbo rincrescimento,
A scoccare frecce di anatemi cocenti
Contro la scipitezza metastatica
Di quel mondo perso
Tra risa e bicchieri di gin
Che brinda incosciente
Del tuo ancor più insipido sciorinare.
Cin cin, è la fine dell'uomo.
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